Storia di San Pietro di Cavarzere - Venezia -



   Attraversata dall’Adige, scavalcata da un ponte dove fino a soli 30 anni fa l’unico collegamento fra le due rive era un traghetto, è il tipico esempio di borgata nata sulle rive di un corso d’acqua.
Vive d’agricoltura e, ultimamente, le produzioni agricole si sono fatte prepotentemente strada, complici la terra fertile e generosa e un’iniziativa partita da quasi un trentennio dalla caparbia volontà dei piccoli agricoltori; anzi, pensandoci bene, può darsi che proprio il ponte sia stato decisivo per la nascita di quella cooperativa agricola, sodalizio abbastanza raro nelle nostre zone, che hanno cambiato il modo di “fare agricoltura” di molte aziende.    Ora son rose e fiori, ma non è stata sempre così; una volta questa era valle e palude, riscattata nella parte destra dell’Adige dall’opera di bonifica dei monaci di San Michele all’Adige e di famiglie nobili veneziane che operarono, poi, anche sulla parte sinistra dell’Adige. Nell’era pre - cristiana vi si estendevano complessi dunosi e i cordoni litorali.
Lungo la strada originale verso Cavanella esiste una località chiamata Bebbe, che privata dalla torre delle Bebbe, confluiva nell’Adige; essa fu, quindi, d’importanza strategica per il commercio via acqua che, da Chioggia, attraverso il canale Lombardo, arrivava fino a Bebbe Alta per proseguire fino a Bebbe Bassa e raggiungere, attraverso l’Adige o il Tartaro Osellin, altre destinazioni.
   Del monastero di S. Michele all’Adige non rimane che il nome su qualche antica mappa; “in loco” quella zona è chiamata Ciesassa.
   Altre località sulla destra dell’Adige sono: Revoltante con drizzagno dell’Adige (termine usato fino alla fine del ‘700), Ca’ Molin che ricorda i mulini ad acqua, Maresana, Presa del Bosco, Cesura, Badoera e, sulla sinistra, Pizzon (ricco di risorgive o fontanassi), Malimpiera, Fornase, Casaria, Fenile della Valle, Valle Braga, Valle della Canda, Valle Pettorina, Valle delle Bebbe, Masenile.
   Dagli archivi della Curia Vescovile, inoltre si scopre che in località Tron, a limitare della giurisdizione Cavarzerana, esisteva un oratorio dedicato a S. Pietro, ricostruito nel 1762. Lo storico Carlo Bullo dichiara di non aver trovato memoria della chiesa di S. Pietro, ma la ritiene, comunque, di antica costruzione.
Si trova traccia della fondazione e della dedicazione di una chiesa a S. Pietro in questa località nel 1770, per opera dei conti Pisani di Venezia e il toponimo di S. Pietro appare sulle carte geografiche per la prima volta nel 1782.
Con Ogni probabilità, però, la gente d S. Pietro doveva avere molto prima una sua chiesa, senza doversi servire di quella del monastero di S. Michele all’Adige scomparso, del resto, già verso la metà del 1200.
   Una chiesa dedicata a S. Lazzaro è documentata nel 1300, al centro dell'odierna S. Pietro; in un testamento del 27 giugno 1348 si parla di “soldi diese dei piccoli lasciati alla Gesia de S. Lazzaro”, ma se ne fa menzione già intorno al 1224 e, ancor prima, in una mappa risalente al periodo tra il 1165 e il 1197.
Fu l’edificio costruito intorno al 1500 ad essere intitolato per la prima volta all’apostolo Pietro; sulle rovine di questa Chiesa, distrutta da un incendio, ne fu edificata un’altra, verso il 1670 che, a sua volta, fu distrutta da un’alluvione.
Sicuramente la chiesa distrutta dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale era quella costruita dai Pisani nel 1770, poi rimaneggiata nei secoli: essa era un Oratorio padronale officiato la Domenica per un sacerdote per la Messa.
Dal 1860 appaiono i primi registri amministrativi della chiesa, mentre al 1863 risalgono i registri dei battezzati.
Nel 1905 inizia la costruzione del campanile: precedentemente la campana fu addirittura montata su un albero perché il muro della chiesa dove era appesa era caduto.
Il 20 Agosto 1910, la chiesa di S. Pietro, con decreto vescovile, è dichiarata Curazia indipendente con sacerdote autonomo, con la clausola che fosse restaurata la chiesa e costruito il campanile.
Il 14 Ottobre 1915 S. Pietro è eretta Parrocchia e, qualche ano dopo, le è assegnato anche un cappellano; a causa della guerra in corso e di successive peripezie burocratiche, il decreto apparirà però nella Gazzetta Ufficiale, solo nel 1935.
Nel 1930 viene concessa l’autorizzazione di istituire a S. Pietro un asilo; è costruito anche l’oratorio del Sacro Cuore in un edificio di proprietà della Parrocchia.
Il 25 Aprile 1945 la chiesa e la canonica vengono distrutte dalle bombe degli alleati: subito dopo la guerra, a spese dello Stato e con il parziale concorso dei parrocchiani, vengono ricostruite la chiesa e la canonica su progetto dell’architetto Giuseppe Tombola. La chiesa è consacrata da mons. Giacinto Ambrosi il 14 Ottobre 1950.

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